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    <title>Chimere</title>
    <link>https://emmecola.it/</link>
    <description>Appunti di tecnoscienza</description>
    <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 15:40:28 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Mutazioni invisibili (o quasi)</title>
      <link>https://emmecola.it/mutazioni-invisibili-o-quasi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Le nuove tecniche di editing genomico stanno rivoluzionando l&#39;agricoltura, permettendo modifiche precise del DNA delle piante con una semplicità e un&#39;efficacia mai viste prima. Questa rivoluzione tecnologica ha creato però un paradosso normativo: mentre le modifiche genetiche diventano sempre più facili da implementare, i metodi per riconoscerle si scontrano con limiti tecnici apparentemente insormontabili.&#xA;&#xA;La normativa europea e gli OGM 📝&#xA;&#xA;Quando fu approvata la Direttiva 2001/18, nessuno si aspettava il successo straordinario di CRISPR/Cas9 e delle nuove tecniche di editing genomico. L&#39;articolo 2 definisce un organismo geneticamente modificato in questo modo:&#xA;&#xA;  un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l&#39;accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale.&#xA;&#xA;Nella definizione rientrava tutto ciò che non è &#34;naturale&#34;: non solo, quindi, gli OGM ottenuti per via biotecnologica trasferendo geni da altre specie, ma anche le varietà di piante derivanti da mutagenesi chimica o per irraggiamento. Queste ultime, tuttavia, erano escluse dal campo di applicazione della direttiva, come specificato nell&#39;Allegato IB, trattandosi di tecniche utilizzate per molto tempo e con una &#34;lunga tradizione di sicurezza&#34; (Considerando 17 della Direttiva).&#xA;&#xA;Non sono distinzioni da poco, perché i criteri di etichettatura e monitoraggio previsti dal Regolamento 1829/2003 sono molto stringenti: in base a questa normativa, se un alimento o un mangime contengono OGM in una percentuale superiore allo 0,9%, dovranno essere etichettati come tali. E considerata la nota avversione degli europei nei confronti di questa tecnologia, un&#39;etichetta di questo tipo può avere un impatto enorme sul comportamento dei consumatori e sulle vendite. La soglia dello 0,9%, inoltre, si riferisce agli OGM autorizzati, quelli valutati come sicuri dall&#39;Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Se invece parliamo di OGM non autorizzati, allora siamo praticamente alla tolleranza zero. Si può fare un&#39;eccezione solo per i mangimi contenenti OGM con autorizzazione scaduta o per i quali c&#39;è una procedura di autorizzazione in corso: in questo caso si è posta una soglia di &#34;zero tecnico&#34; allo 0,1%.&#xA;&#xA;Rilevare gli OGM 🔎&#xA;&#xA;La questione delle soglie è di fondamentale importanza per l&#39;attuazione della legge europea: occorrono infatti metodi analitici che consentano di rilevare il DNA geneticamente modificato, identificare gli specifici OGM presenti in un campione, quantificarli, e fare tutto questo in modo affidabile anche a concentrazioni molto basse.&#xA;&#xA;Fino a poco tempo fa, la cara vecchia PCR era lo strumento ideale: affidabile, economica, disponibile in quasi tutti i laboratori. Bastava disegnare dei primer adatti, uno che si legasse alla sequenza genetica inserita e uno che si legasse alla sequenza naturale della pianta vicino al punto di inserimento. In questo modo si poteva amplificare specificamente il punto di giunzione tra il DNA inserito e quello originale della pianta, creando una sorta di &#34;firma genetica&#34; unica dell&#39;OGM. Ovviamente, occorre assicurarsi che il metodo dia risultati affidabili e riproducibili, e per questo si organizzano dei ring trial che coinvolgono molti laboratori. Dal punto di vista analitico, però, si tratta di un&#39;operazione fattibile.&#xA;&#xA;Con lo sviluppo delle tecniche di genome editing - e di CRISPR/Cas9 in particolare - le cose stanno cambiando velocemente. Le New Genomic Techniques (NGT) consentono di modificare in modo preciso il genoma di una pianta, anche sostituendo un solo nucleotide: rilevare tali modifiche con la PCR è difficilissimo, in molti casi praticamente impossibile. Bisognerebbe infatti disegnare dei primer che riconoscano la sequenza modificata, ma non quella originale, che è praticamente identica.&#xA;&#xA;L&#39;Unione Europea sta discutendo una nuova normativa per i prodotti ottenuti tramite NGT, ma al momento vale ancora il Regolamento del 2003: questi prodotti sono da considerarsi quindi OGM, ed essendo innovazioni recenti non possono neppure essere esentati per via di una lunga tradizione di sicurezza. In un modo o nell&#39;altro, quindi, i prodotti NGT devono essere rilevati. Come è possibile farlo, se la PCR non ci è d&#39;aiuto?&#xA;&#xA;Il sequenziamento duplex 🧬&#xA;&#xA;In un recente articolo che ho pubblicato insieme ad altri colleghi del Joint Research Centre e di IGA Technologies, descriviamo una strada alternativa che abbiamo provato a esplorare per la rilevazione di queste mutazioni: si basa sul sequenziamento, e nello specifico sul sequenziamento duplex.&#xA;&#xA;Con il sequenziamento, si evita il problema tecnico insito nella PCR: qui non ci sono primer che devono appaiarsi alla molecola di DNA, se ne legge semplicemente la sequenza. C&#39;è però un altro problema. Come detto, la normativa prevede che si debba poter rilevare un OGM anche se presente in quantità bassissime (0,9%, o addirittura 0,1% per i mangimi con OGM non autorizzati). Di per sé, questo non sarebbe un grosso ostacolo per un approccio basato sul sequenziamento: la sensibilità della tecnica è elevatissima. Siamo però molto vicini al rumore di fondo, e insieme alle mutazioni attese potrebbero essere rilevate anche mutazioni causate da errori di sequenziamento, o artefatti della procedura di laboratorio.&#xA;&#xA;Il sequenziamento duplex può aiutare moltissimo a migliorare il rapporto segnale/rumore. Sostanzialmente, si applica un&#39;etichetta molecolare unica (Unique Molecular Identifier, o UMI) su ciascuna molecola di DNA. Queste etichette sono progettate in modo tale che, per ogni molecola, sia possibile distinguere e tracciare separatamente ciascuno dei due filamenti complementari. Dopodiché, al termine del sequenziamento, si raggruppano tutte le sequenze con la stessa etichetta e si costruisce un &#34;consenso&#34; per ognuno dei filamenti di ciascuna molecola. Con questo trucchetto, si riescono a scartare gran parte delle mutazioni introdotte dalla procedura, perché solo le mutazioni già presenti nel campione originario saranno rilevate in più molecole distinte, e confermate da entrambi i filamenti.&#xA;&#xA;Per testare questo nuovo approccio, siamo partiti dal DNA di quattro linee di pomodoro modificate con CRISPR/Cas9 e le abbiamo diluite in DNA non modificato, in modo tale che ciascuna delle mutazioni fosse presente a diverse concentrazioni: 0,1%, 0,5%, 0,9%, 10%. Si trattava di piccole inserzioni e delezioni, il genere di modifiche che è possibile aspettarsi realisticamente in un prodotto NGT commerciale.&#xA;&#xA;Abbiamo analizzato tre replicati per ciascun livello, filtrando le mutazioni rilevate in modo da considerare come valide soltanto quelle confermate in entrambi i filamenti in almeno due molecole di DNA. I risultati sono stati incoraggianti: utilizzando una quantità sufficiente di DNA, è stato possibile rilevare tutte le mutazioni attese in tutti e tre i replicati fino al livello più basso (0,1%). L&#39;analisi ha mostrato anche altre mutazioni inattese presenti in percentuali bassissime, ma in nessun caso la stessa mutazione era presente in tutti i replicati, confermando che il metodo non è solo molto sensibile, ma ha anche un&#39;elevata specificità.&#xA;&#xA;Se l&#39;esperimento è stato un successo dal punto di vista della rilevazione, non si può dire altrettanto dal punto di vista della quantificazione. Il rapporto tra molecole mutate e molecole totali avrebbe dovuto corrispondere alla concentrazione del DNA mutato iniziale (0,1%, 0,5%, 0,9% e 10%), ma la misurazione non è risultata precisissima, specialmente a concentrazioni molto basse. In effetti, alla soglia dello 0,9% la precisione era mediamente accettabile, ma il risultato dipendeva molto dalla specifica mutazione. Insomma, c&#39;è ancora del lavoro da fare.&#xA;&#xA;Naturale o artificiale? 🌱  &#xA;&#xA;Quello analitico è comunque solo uno degli aspetti problematici, parlando di genome editing. Anche avendo a disposizione un metodo di misurazione perfetto (e non lo abbiamo), siamo in grado di stabilire l&#39;origine della mutazione che abbiamo rilevato?&#xA;&#xA;In Italia queste tecnologie si chiamano TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), e per un buon motivo: questa espressione fantasiosa suggerisce, infatti, che le stesse mutazioni introdotte con CRISPR/Cas9 potrebbero verificarsi spontaneamente in natura, solo con tempi più lunghi. Se questo è vero, come possiamo distinguere una mutazione &#34;artificiale&#34; da una identica ma naturale? Anche il metodo di rilevamento più sofisticato non potrebbe dirci nulla sull&#39;origine della mutazione: siamo di fronte a un problema di classificazione ancora più complesso da risolvere. Ne riparleremo.&#xA;&#xA;Moreno Colaiacovo,  @emmecola]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Le nuove tecniche di editing genomico stanno rivoluzionando l&#39;agricoltura, permettendo modifiche precise del DNA delle piante con una semplicità e un&#39;efficacia mai viste prima. Questa rivoluzione tecnologica ha creato però un paradosso normativo: mentre le modifiche genetiche diventano sempre più facili da implementare, i metodi per riconoscerle si scontrano con limiti tecnici apparentemente insormontabili.</p>

<h2 id="la-normativa-europea-e-gli-ogm">La normativa europea e gli OGM 📝</h2>

<p>Quando fu approvata la <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2001/18/oj/eng" rel="nofollow">Direttiva 2001/18</a>, nessuno si aspettava il successo straordinario di CRISPR/Cas9 e delle nuove tecniche di editing genomico. L&#39;articolo 2 definisce un <strong>organismo geneticamente modificato</strong> in questo modo:</p>

<blockquote><p>un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l&#39;accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale.</p></blockquote>

<p>Nella definizione rientrava tutto ciò che non è “naturale”: non solo, quindi, gli OGM ottenuti per via biotecnologica trasferendo geni da altre specie, ma anche le varietà di piante derivanti da mutagenesi chimica o per irraggiamento. Queste ultime, tuttavia, erano escluse dal campo di applicazione della direttiva, come specificato nell&#39;Allegato IB, trattandosi di tecniche utilizzate per molto tempo e con una <em>“lunga tradizione di sicurezza”</em> (Considerando 17 della Direttiva).</p>

<p>Non sono distinzioni da poco, perché i criteri di etichettatura e monitoraggio previsti dal <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2003/1829/oj/eng" rel="nofollow">Regolamento 1829/2003</a> sono molto stringenti: in base a questa normativa, se un alimento o un mangime contengono OGM in una percentuale superiore allo <strong>0,9%</strong>, dovranno essere etichettati come tali. E considerata la nota avversione degli europei nei confronti di questa tecnologia, un&#39;etichetta di questo tipo può avere un impatto enorme sul comportamento dei consumatori e sulle vendite. La soglia dello 0,9%, inoltre, si riferisce agli OGM autorizzati, quelli valutati come sicuri dall&#39;Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Se invece parliamo di OGM non autorizzati, allora siamo praticamente alla <strong>tolleranza zero</strong>. Si può fare un&#39;eccezione solo per i mangimi contenenti OGM con autorizzazione scaduta o per i quali c&#39;è una procedura di autorizzazione in corso: in questo caso si è posta una soglia di “zero tecnico” allo 0,1%.</p>

<h2 id="rilevare-gli-ogm">Rilevare gli OGM 🔎</h2>

<p>La questione delle soglie è di fondamentale importanza per l&#39;attuazione della legge europea: occorrono infatti metodi analitici che consentano di rilevare il DNA geneticamente modificato, identificare gli specifici OGM presenti in un campione, quantificarli, e fare tutto questo in modo affidabile anche a concentrazioni molto basse.</p>

<p>Fino a poco tempo fa, la cara vecchia <strong>PCR</strong> era lo strumento ideale: affidabile, economica, disponibile in quasi tutti i laboratori. Bastava disegnare dei primer adatti, uno che si legasse alla sequenza genetica inserita e uno che si legasse alla sequenza naturale della pianta vicino al punto di inserimento. In questo modo si poteva amplificare specificamente il punto di giunzione tra il DNA inserito e quello originale della pianta, creando una sorta di “firma genetica” unica dell&#39;OGM. Ovviamente, occorre assicurarsi che il metodo dia risultati affidabili e riproducibili, e per questo si organizzano dei <em>ring trial</em> che coinvolgono molti laboratori. Dal punto di vista analitico, però, si tratta di un&#39;operazione fattibile.</p>

<p>Con lo sviluppo delle tecniche di <em>genome editing</em> – e di CRISPR/Cas9 in particolare – le cose stanno cambiando velocemente. Le <strong>New Genomic Techniques</strong> (NGT) consentono di modificare in modo preciso il genoma di una pianta, anche sostituendo un solo nucleotide: rilevare tali modifiche con la PCR è difficilissimo, in molti casi praticamente impossibile. Bisognerebbe infatti disegnare dei primer che riconoscano la sequenza modificata, ma non quella originale, che è praticamente identica.</p>

<p>L&#39;Unione Europea sta discutendo una nuova normativa per i prodotti ottenuti tramite NGT, ma al momento vale ancora il Regolamento del 2003: questi prodotti sono da considerarsi quindi OGM, ed essendo innovazioni recenti non possono neppure essere esentati per via di una lunga tradizione di sicurezza. In un modo o nell&#39;altro, quindi, i prodotti NGT devono essere rilevati. Come è possibile farlo, se la PCR non ci è d&#39;aiuto?</p>

<h2 id="il-sequenziamento-duplex">Il sequenziamento duplex 🧬</h2>

<p>In un recente <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666566225000395" rel="nofollow">articolo</a> che ho pubblicato insieme ad altri colleghi del <strong>Joint Research Centre</strong> e di <strong>IGA Technologies</strong>, descriviamo una strada alternativa che abbiamo provato a esplorare per la rilevazione di queste mutazioni: si basa sul sequenziamento, e nello specifico sul sequenziamento <em>duplex</em>.</p>

<p>Con il sequenziamento, si evita il problema tecnico insito nella PCR: qui non ci sono primer che devono appaiarsi alla molecola di DNA, se ne legge semplicemente la sequenza. C&#39;è però un altro problema. Come detto, la normativa prevede che si debba poter rilevare un OGM anche se presente in quantità bassissime (0,9%, o addirittura 0,1% per i mangimi con OGM non autorizzati). Di per sé, questo non sarebbe un grosso ostacolo per un approccio basato sul sequenziamento: la sensibilità della tecnica è elevatissima. Siamo però molto vicini al <strong>rumore di fondo</strong>, e insieme alle mutazioni attese potrebbero essere rilevate anche mutazioni causate da errori di sequenziamento, o artefatti della procedura di laboratorio.</p>

<p>Il sequenziamento duplex può aiutare moltissimo a migliorare il rapporto segnale/rumore. Sostanzialmente, si applica un&#39;etichetta molecolare unica (Unique Molecular Identifier, o UMI) su ciascuna molecola di DNA. Queste etichette sono progettate in modo tale che, per ogni molecola, sia possibile distinguere e tracciare separatamente ciascuno dei due filamenti complementari. Dopodiché, al termine del sequenziamento, si raggruppano tutte le sequenze con la stessa etichetta e si costruisce un “consenso” per ognuno dei filamenti di ciascuna molecola. Con questo trucchetto, si riescono a scartare gran parte delle mutazioni introdotte dalla procedura, perché solo le mutazioni già presenti nel campione originario saranno rilevate in più molecole distinte, e confermate da entrambi i filamenti.</p>

<p>Per testare questo nuovo approccio, siamo partiti dal DNA di <strong>quattro linee di pomodoro</strong> modificate con CRISPR/Cas9 e le abbiamo diluite in DNA non modificato, in modo tale che ciascuna delle mutazioni fosse presente a diverse concentrazioni: 0,1%, 0,5%, 0,9%, 10%. Si trattava di piccole inserzioni e delezioni, il genere di modifiche che è possibile aspettarsi realisticamente in un prodotto NGT commerciale.</p>

<p>Abbiamo analizzato tre replicati per ciascun livello, filtrando le mutazioni rilevate in modo da considerare come valide soltanto quelle confermate in entrambi i filamenti in almeno due molecole di DNA. I risultati sono stati incoraggianti: utilizzando una quantità sufficiente di DNA, è stato possibile rilevare tutte le mutazioni attese in tutti e tre i replicati fino al livello più basso (0,1%). L&#39;analisi ha mostrato anche altre mutazioni inattese presenti in percentuali bassissime, ma in nessun caso la stessa mutazione era presente in tutti i replicati, confermando che il metodo non è solo molto sensibile, ma ha anche un&#39;<strong>elevata specificità</strong>.</p>

<p>Se l&#39;esperimento è stato un successo dal punto di vista della rilevazione, non si può dire altrettanto dal punto di vista della <strong>quantificazione</strong>. Il rapporto tra molecole mutate e molecole totali avrebbe dovuto corrispondere alla concentrazione del DNA mutato iniziale (0,1%, 0,5%, 0,9% e 10%), ma la misurazione non è risultata precisissima, specialmente a concentrazioni molto basse. In effetti, alla soglia dello 0,9% la precisione era mediamente accettabile, ma il risultato dipendeva molto dalla specifica mutazione. Insomma, c&#39;è ancora del lavoro da fare.</p>

<h2 id="naturale-o-artificiale">Naturale o artificiale? 🌱</h2>

<p>Quello analitico è comunque solo uno degli aspetti problematici, parlando di <em>genome editing</em>. Anche avendo a disposizione un metodo di misurazione perfetto (e non lo abbiamo), siamo in grado di stabilire l&#39;origine della mutazione che abbiamo rilevato?</p>

<p>In Italia queste tecnologie si chiamano <strong>TEA</strong> (Tecniche di Evoluzione Assistita), e per un buon motivo: questa espressione fantasiosa suggerisce, infatti, che le stesse mutazioni introdotte con CRISPR/Cas9 potrebbero verificarsi spontaneamente in natura, solo con tempi più lunghi. Se questo è vero, come possiamo distinguere una mutazione “artificiale” da una identica ma naturale? Anche il metodo di rilevamento più sofisticato non potrebbe dirci nulla sull&#39;origine della mutazione: siamo di fronte a un problema di classificazione ancora più complesso da risolvere. Ne riparleremo.</p>

<p>Moreno Colaiacovo,  <a href="https://mastodon.uno/@emmecola" rel="nofollow">@emmecola</a></p>
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      <guid>https://emmecola.it/mutazioni-invisibili-o-quasi</guid>
      <pubDate>Thu, 21 Aug 2025 09:27:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>È nato Chimere</title>
      <link>https://emmecola.it/e-nato-chimere</link>
      <description>&lt;![CDATA[Caro lettore, benvenuto sul mio nuovo blog: Chimere! Qui scriverò di scienza e tecnologia, concentrandomi in particolare su biotecnologie e intelligenza artificiale.&#xA;&#xA;Ho riflettuto molto sul nome giusto per questo progetto. Alla fine la scelta è caduta su una parola che racchiude in sé molti concetti che vorrei esplorare: chimere.&#xA;&#xA;Da un lato, con la biotecnologia e la biologia sintetica abbiamo imparato a ricombinare geni e genomi, creando organismi nuovi che potrebbero ricordare le chimere della mitologia. Dall&#39;altro lato, la ricerca sull&#39;AI ci sfida ogni giorno a spostare il confine tra naturale e artificiale, tra umano e macchina. Chimere, ibridi, sfumature, aree grigie, nuove sfide etiche e normative: di tutto questo vorrei parlare nel mio blog. &#xA;&#xA;Chimera ha anche l&#39;accezione di utopia, di sogno che forse non si realizzerà mai. E anche questo aspetto si coniuga perfettamente con la scienza e l&#39;innovazione tecnologica, entrambe mosse dalla volontà di andare oltre ciò che è possibile, sfidando costantemente i propri limiti.&#xA;&#xA;Nei prossimi post esploreremo insieme le frontiere più avanzate della tecnoscienza. Parleremo di OGM e di editing genomico, di de-estinzione e carne coltivata, di allineamento delle AI e di singolarità. Se tutto questo vi incuriosisce, seguitemi!&#xA;&#xA;Moreno Colaiacovo,  @emmecola]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Caro lettore, benvenuto sul mio nuovo blog: Chimere! Qui scriverò di scienza e tecnologia, concentrandomi in particolare su biotecnologie e intelligenza artificiale.</p>

<p>Ho riflettuto molto sul nome giusto per questo progetto. Alla fine la scelta è caduta su una parola che racchiude in sé molti concetti che vorrei esplorare: <em>chimere</em>.</p>

<p>Da un lato, con la biotecnologia e la biologia sintetica abbiamo imparato a ricombinare geni e genomi, creando organismi nuovi che potrebbero ricordare le chimere della mitologia. Dall&#39;altro lato, la ricerca sull&#39;AI ci sfida ogni giorno a spostare il confine tra naturale e artificiale, tra umano e macchina. Chimere, ibridi, sfumature, aree grigie, nuove sfide etiche e normative: di tutto questo vorrei parlare nel mio blog.</p>

<p>Chimera ha anche l&#39;accezione di utopia, di sogno che forse non si realizzerà mai. E anche questo aspetto si coniuga perfettamente con la scienza e l&#39;innovazione tecnologica, entrambe mosse dalla volontà di andare oltre ciò che è possibile, sfidando costantemente i propri limiti.</p>

<p>Nei prossimi post esploreremo insieme le frontiere più avanzate della tecnoscienza. Parleremo di OGM e di editing genomico, di de-estinzione e carne coltivata, di allineamento delle AI e di singolarità. Se tutto questo vi incuriosisce, seguitemi!</p>

<p>Moreno Colaiacovo,  <a href="https://mastodon.uno/@emmecola" rel="nofollow">@emmecola</a></p>
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      <guid>https://emmecola.it/e-nato-chimere</guid>
      <pubDate>Sat, 16 Aug 2025 18:17:09 +0000</pubDate>
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